Storia della Chiesa di Sant'Agostino

 

Foto della chiesa di Sant'Agostino


In segno di gratitudine e di devozione verso S. Sebastiano, invocato dalla cittadinanza perché ponesse fine a una grave pestilenza “per la quale se n’era quasi spopolata la città”, nel 1503, auspice il governatore veneto di Trani, Giuliano Gradenico, si pose pose mano alla costruzione, nelle vicinanze della porta di Barletta, di una chiesa dedicata al Santo, cui farà seguito, qualche anno dopo, quella della Chiesa di S. Rocco presso la porta di Bisceglie.
Ne fa fede la seguente iscrizione su lastra lapidea a forma di lunetta, oggi murata sulla breve facciata orientale del convento che si apre sul sagrato della Chiesa:

IULIANO GREDENICO PRO III
D.D. VENE. TRANI GUBERNATORE
OPERI INCUMBENTE MDIII

Nel 1518 la Chiesa era già officiata e ospitava la confraternita laicale di San Sebastiano. La presenza di tale confraternita nella Chiesa omonima è confermata da un diploma di papa Leone X del 30 maggio 1518 col quale si demanda al vicario generale dell’arcidiocesi di Trani il compito di comporre una vertenza, sorta a proposito di un lascito pecuniario, tra il convento del Francescani e i “confratres confraternitatis in ecclesia S. Sebastiani trani cononice instituti”.
L’edizione cinquecentesca del sacro edificio, purtroppo, non ci è pervenuta, “poiché nell’anno 1708 rovinò… rimanendovi soltanto tre mura laterali”.
La Chiesa, si rileva dalla Platea del 1753, aveva una pianta quadrata, con ogni lato della lunghezza di palmi cinquanta, un’altezza di palmi quaranta e la cupola ovale, con una superficie, quindi, di poco più di centosettantacinque metri quadrati. Era dotata di un portale architravato con lunetta superiore e di un protiro munito di arco in aggetto, sostenuto da due colonne con leoni stilofori. Al di sopra dell’arco era posta la statua lapidea di S. Sebastiano.
La documentazione d’archivio fornisce anche sufficienti notizie sulle cappelle e sugli altari che corredavano l’interno della Chiesa:

  • la cappella fatta costruire nel 1604 da Giovanni Andrea Stampacchia nel lato destro dell’altare maggiore con un progetto che prevedeva l’apertura della parete di fondo dell’edificio e l’impiego dell’ipogeo della cappella per la sepoltura dello Stampacchia e dei componenti la sua famiglia;
  • l’altare della SS. Vergine delle grazie dove settimanalmente “si danno le lodi a detta gloriosa Vergine e S. Litania”;
  • l’altare della Madonna dell’Incoronata;
  • l’altare di S. Nicolò da Tolentino;
  • infine l’altare maggiore dedicato a S. Sebastiano che conteneva una statua del martire particolarmente venerata dalla cittadinanza.

Nel 1708 la Chiesa di San Sebastiano crollò paurosamente, lasciando in piedi solo le pareti laterali. Il I novembre 1729 la Chiesa, col sagrato restaurato e “abbellito dal buon genio dei religiosi con pietre lavorate”, venne solennemente consacrata dall’Arcivescovo Giuseppe Davanzati, ma gl’interventi nel prospetto principali, così da realizzarlo nella forma che ci è pervenuta, furono successivamente ripresi e continuati fino al 1781. Il real decreto del 7 agosto 1809 sulla soppressione delle corporazioni religiose decretò la chiusura del convento degli agostiniani, ma la chiesa da essi officiata rimase aperta così da assicurara la sua funzione cultuale a favore dei fedeli. Così la congrega di S. Giacomo apostolo, ospite della chiesa romanica di Santa Maria de’Russis, chiese con istanza dell’ottobre 1809 di poter trasferirsi nella chiesa di S. Agostino, perché fosse continuato il culto della Madonna dell’Incoronata e di San Nicolò da Tolentino. Del sollecito accoglimento della richiesta da parte dell’Intendente di Bari, il segretario generale dell’organo amministrativo provinciale dette notizia all’arcivescovo Luigi M. Pirelli con la seguente lettera del 25 ottobre 1809: “La chiesa dei PP. Agostiniani già soppressi, ho disposto che resti aperta, come da voi descrittami Coadiutrice della Curia, ho creduto conducente farla passare in potere della congregazione di S. Giacomo, la quale si avea offerto del mantenimento coll’obbligo pure di far da Coadiutrice. Ve lo prevengo per vostra intelligenza”.

(dal libro di BENEDETTO RONCHI, Il Monastero degli Agostiniani)